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Cristina Meini
Università del Piemonte Orientale

 Gli Outlookers siamo davvero noi? Una critica alla teoria della simulazione di R. Gordon

 Quali processi, e quindi quali meccanismi cognitivi, sottostanno alla nostra psicologia ingenua, ovvero alla tendenza all’interpretazione dei comportamenti nei termini di stati mentali?

Oggetto di questo intervento è la teoria della simulazione, vale a dire l’approccio che spiega la psicologia ingenua in termini di simulazione mentale. Quando osserviamo un comportamento da parte di qualcuno, ci trasponiamo (realmente o nell’immaginazione) nella sua prospettiva e “vediamo” in noi cosa succede, cercando in noi le ragioni dell’atto o indovinando l’atto successivo. La teoria della simulazione si oppone tradizionalmente alla teoria della teoria, secondo la quale l’interpretazione psicologica ingenua si fonda non sulla simulazione ma su una conoscenza, una teoria della mente.

La teoria della simulazione di cui ci occupiamo è la versione più radicale, difesa di R. Gordon. La versione moderata, il cui maggior rappresentante è A. Goldman, per molti aspetti non rappresenta un’evidente alternativa alla teoria della teoria, nella misura in cui ammette o sembra ammettere l’esistenza di una componente teorica. Occupandoci della versione radicale vogliamo vedere se davvero la pura simulazione del comportamento, unitamente ad altri processi non mentalistici, possano fondare almeno i casi più elementari di interpretazione psicologica.

I due passi fondamentali nella teoria di Gordon sono la simulazione mentale e la strategia ascendente. La simulazione, intesa in un particolare senso anti-introspettivo assai lontano dal cartesianismo di Goldman, è il processo attraverso il quale possiamo prevedere semplici comportamenti. La strategia ascendente è il processo che permette di rispondere a domande riguardanti i propri stati mentali rispondendo in realtà a domande di livello epistemico inferiore - che vertono non sulla mente ma sul mondo – per poi “ascendere” di livello “appendendo” una sorta di etichetta sintattica priva di un vero significato. Se qualcuno mi chiede “Credi che gli esseri umani abbiano la coda?”, la domanda che realmente mi porrò sarà “Gli esseri umani hanno la coda?”. Mi guarderò intorno e mi darò una risposta, attaccando all’ultimo momento un’etichetta “No, credo che gli esseri umani non abbiano la coda”.

Quando messa in atto in un contesto simulativo, la strategia ascendente costituisce per Gordon un passo cruciale verso una piena comprensione della nozione di spazio mentale, fornendo così quella che sembra essere la conoscenza cardine del nostro sapere psicologico ingenuo. La congiunzione dei due processi fa emergere tutto l’impianto mentalistico che molti filosofi e psicologi della mente avrebbero – secondo Gordon erroneamente - considerato espressione di una teoria della mente.

Esamineremo la teoria di Gordon attraverso un suo esperimento di pensiero, che, riprendendo il mito di Jones proposto da Sellars per criticare il comportamentismo logico di Ryle, porta a riflettere su una nuova popolazione immaginaria, gli Outlookers, i cui membri evidenziano comportamenti analoghi ai nostri senza avere bisogno di interrogarsi sui propri stati psicologici. Attraverso questo esperimento avremo modo di argomentare che la teoria di Gordon non ha in realtà i mezzi necessari per spiegare la ricchezza delle nostre competenze psicologiche ingenue, né per spiegare la nostra capacità di attribuire stati psicologici diversi dagli stati di credenza.