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Brains, Persons, and Society *** ABSTRACTS Cervelli, Persone e Società ***ABSTRACTS |
Andrea Guardo
Università degli Studi di Milano
Ovviamente, il fatto che la definizione di McDowell sia differente da quella di Sellars non è, di per sé, un problema. Il problema è che, nella misura in cui la posizione di McDowell non fa alcun riferimento davvero essenziale alla comunità dei parlanti, questa posizione non è niente altro che un ulteriore episodio del Mito del Dato e, in quanto tale, si espone a quell’insieme di argomentazioni che Wittgenstein ha sviluppato nelle Ricerche filosofiche e che vengono comunemente riunite sotto l’etichetta di “Paradosso delle Regole”. L’interpretazione che McDowell fornisce del Paradosso è quindi tanto insostenibile quanto essenziale alla sua posizione. Questo è il primo errore che McDowell commette.
Il secondo può essere formulato come segue. Se anche si cercasse di modificare la posizione di McDowell in modo tale da conciliare il suo rifiuto della nozione di contenuto non concettuale della percezione con le tesi che Wittgenstein sostiene nel contesto del Paradosso delle Regole e con la critica di Sellars al Mito del Dato, ci si troverebbe comunque invischiati in quel circolo vizioso che proprio Sellars aveva cercato di spezzare con la sua teoria delle impressioni sensoriali (che, non a caso, è un aspetto della posizione di Sellars di cui McDowell non riesce a riconoscere l’utilità). Infatti, da una parte, il fatto che il contenuto della percezione sia concettuale, unitamente al fatto che i concetti vengono acquisiti con il linguaggio, implica che, per avere un’esperienza percettiva della forma questo è rosso, bisogna avere già acquisito (quantomeno) il concetto di rosso; dall’altra, sembra che, per acquisire il concetto di rosso, sia necessario avere una qualche esperienza percettiva della forma questo è rosso (o, in altre parole, che sia necessario vedere degli oggetti rossi). Sellars era andato molto vicino a risolvere questo problema riconoscendo, nella sua immagine della percezione, un posto a delle esperienze percettive dotate di contenuto non concettuale (le impressioni sensoriali) e descrivendo lo stretto rapporto che le lega alle esperienze percettive dotate di contenuto concettuale che anche McDowell accetta. Ma nella teoria di McDowell non c’è posto per nulla di simile: al suo interno qualsiasi riferimento alla comunità dei parlanti non può che essere o estrinseco o circolare.
In generale, le difficoltà cui la filosofia della percezione di McDowell si trova di fronte (e che lo portano a compiere i due errori di cui sopra) sono una diretta conseguenza della tesi secondo cui il contenuto della percezione non può che essere un contenuto concettuale. Ne discende che nessuna immagine plausibile della natura della percezione può prescindere da una qualche nozione di contenuto non concettuale.