GRANADA 1999 - Italo - Spanish Meeting

September 30 - October 3

Abstracts







Margherita Benzi

Università degli studi di Genova
(benzi@nous.unige.it)

Reti bayesiane e ragionamento causale,
ovvero : possono le reti bayesiane contribuire al paradigma filosofico della causalità probabilistica?


Le teorie della causazione probabilistica condividono l'assunto che vi sia un nesso tra relazioni causali e relazioni di (in)dipendenza probabilistica: le probabilità ci danno informazione sulle cause. Tuttavia, per motivi che ricorderŽ brevemente, le probabilità non "dicono abbastanza".
Recentemente per descrivere la connessione tra strutture causali - cioÀ insiemi di relazioni causali - e indipendenza statistica, molti autori hanno fatto ricorso al formalismo delle reti bayesiane, che combina principi probabilistici con una concezione manipolativista (o interventista) della causa. Ma concepire le cause come interventi può creare problemi in contesti non sperimentali : sosterrò, in particolare, che per quanto riguarda la scoperta delle cause, la nozione di causa come manipolazione necessita di ulteriori qualificazioni.




Andrea Bianchi

Università degli studi di Venezia
(abianchi@venus.unive.it)

Concetti, parole, e tracce percettive


Che cos'è un concetto? Che genere di relazione intrattiene con ciò di cui è concetto? Alla prima domanda risponderò criticando l'idea che i concetti siano immagini, definizioni, teorie o stereotipi, e argomentando in favore dell'idea che siano semplici parole. Alla seconda domanda risponderò sostenendo che ciò che connette i concetti al mondo sono le nostre percezioni. Se ho ragione, l'intera questione del contenuto dei nostri stati mentali si risolve allora nella questione dell'informazione veicolata da una traccia percettiva. Dal momento che quest'ultima sembra meno della prima intrattabile dalle scienze naturali, il quadro che delineo può essere visto come un piccolo passo verso la naturalizzazione dell'intenzionalità.




Manuel Campos

Universidad de Barcelona
(campos@trivium.gh.ub.es)

Analyticity and incorrigibility

The traditional point of view on analyticity implies that truth in virtue only of meaning entails a priori acceptability and vice versa. The argument for this claim is based on the idea that meaning as it concerns truth and meaning as it concerns competence are one and the same thing. In this paper I argue that the extensions of these notions do not coincide. I hold that truth in virtue of meaning-truth for semantic reasons-doesn't imply a priori acceptability, and that a priori reflection based only on knowledge of meaning-in the sense of competence-doesn't necessitate true conclusions.




Paolo Leonardi

Università degli studi di Bologna
(leonardi@dsc.unibo.it )

Nomi e norme



Alcuni dei problemi che riguardano le regole e il comportamento governato da regole sono difficili perfino da esporre. C'é una regola senza una formulazione? La formulazione di una regola indica come applicarla? Un comportamento che segue una regola si avvale di rappresentazioni? E c'é una rappresentazione senza un comportamento che segue una regola? Queste domande non sono indipendenti l'una dall'altra. Prendiamo le prime due: cos'é una formulazione di una regola che non indichi come applicarla? e, cos'é una regola senza un'indicazione di come applicarla, ovvero una regola può indicare come la si applica senza una formulazione? Prendiamo le ultime due domande: non si potrebbe rispondere positivamente nello stesso tempo alla terza e alla quinta. Ma si potrebbe andare avanti e trovare altre interdipendenze, perchè una formulazione é una rappresentazione. Comunque, siccome quattro problemi sono troppi, mi limiterò a due soli, il secondo e il terzo, cioè a se la formulazione di una regola indichi come applicarla e a se un comportamento che segue una regola si avvalga di rappresentazioni. Sono incline a risolvere positivamente entrambi. Si tratta, come ho appena sottolineato, di due questioni fra loro collegate, perchè le rappresentazioni di cui ci si avvale indicano come applicare la regola e una formulazione é solo una rappresentazione perspicua. Tratterò questi due punti in ordine inverso. Una questione ulteriore di cui mi occuperò é l'origine non normativa delle regole. Mi servirò di due soli esempi. Il primo su come si esprime il significato di un nome proprio, "Anna" é il nome di Anna, senza dire nulla su come venga introdotto un nome. "Anna" é il nome di Anna formula il significato del nome "Anna", in qualunque modo questo nome sia arrivato ad avere questo significato. Il secondo su come si esprime l'addizione di 68 e 57, 68+57.





Manuel Liz

Universitad La Laguna, Tenerife
(manuliz@ull.es)

Proprietades físicas, poderes causales y singularidad



El objetivo amplio del trabajo es mostrar que algunos importantes problemas filosóficos que afectan directamente al fisicalismo guardan una relación muy estrecha con la singularidad. Examinaré tres problemas:
  1. el conflicto de competencia causal que se origina entre ciertos tipos de propiedades y las propiedades físicas llamaré a esto "el problema de Kim",
  2. las poco intuitivas consecuencias esencialistas que parecen seguirse de una teoría causal de las propiedades llamaré a esto "el problema de Shoemaker", y
  3. el problema de dar respuestas últimas a una pregunta como la siguiente: ?por qué algo que puede ser F, donde F es una propiedad física, es de hecho F? llamaré a esto "el problema de Euler".
Más concretamente, argumentaré que estos tres problemas tienen algo en común: el olvido de la singularidad. Argumentaré también que es posible ofrecer una caracterización de la singularidad consistente con el fisicalismo. En síntesis, propondré entender las singularidades como "universales concretos" que sólo podemos describir mediante conceptos singulares. Y argumentaré que es preciso aceptar la eficacia causal y el carácter físico de muchas singularidades. Finalmente, argumentaré que reconocer la existencia de singularidades físicas permitiría abordar satisfactoriamente los tres problemas arriba señalados.





Eva Picardi

Università di Bologna
(picardi@sofia.philo.unibo.it)

Frege on definitions and cognitive synonymy



The first part of the paper deals with Frege's criteria of cognitive synonymy and compares them with other criteria of sense identity to be found in his scientific correspondence and posthumous writings. The second part of the paper explores the application of Frege's criteria to the issue of the definition of logical and mathematical notions, for, as Frege himself was at pains to point out, it is precisely to deal with problems arising in this aerea that criteria for sense identiy (or weaker equivalence relations, such as cognitive synonymy) are required. There is a tension in Frege's writings between a stipulative conception of definition and that which we may call an analytic conception, according to which a definition has to chart the boundaries of concepts (the referents of concept-words), which are fixed and determinate in advance of our being able to form a conception of their extension. This conception of definition was put forward by Frege in his critical exchange with Giuseppe Peano and is open to serious objections, if applied outside the narrow province of logic proper. It bans, for instance, vague concepts from the province of logical reasoning and argumentation. But a concept without sharp boundaries poses no special challange to our grasp of its sense and relevant applications. Frege's idea that to the indeterminacy of a concept's extension there corresponds an indeterminacy in the sense of the corresponding concept-word seems responsible for a number of implausible concequences which he drew from his doctrine, and stands in need of revision. The relevance of these issues to current debates on the metaphysical and epistemological status of concepts hardly needs spelling out.


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